Nucleare, attenzione fanno sul serio!

beni comuni,movimenti&reti 2 settembre 2009 | 0 Comments

Nucleare, attenzione fanno sul serio!

Gianni Mattioli

Dunque il Governo vuole essere preso sul serio su questa vicenda nucleare e, dopo essersi fatto dare dal Parlamento gli strumenti normativi appropriati, comincia a percorrere la strada più difficile, quella dell’annuncio dei siti in cui realizzare i reattori. Sin qui infatti, con una maggioranza imponente e con un’opposizione parlamentare che non è apparsa troppo convinta della posta in gioco, il cammino è stato facile. Tanto da far pensare a molti che non era poi molto chiaro se il Governo volesse davvero farli i reattori. In una fase in cui, in tutto il mondo ci si rivolge con determinazione alle energie pulite e il contributo del nucleare al fabbisogno di energia è fermo, se non in calo, perché le questioni cruciali che ne hanno determinato lo stallo pongono problemi difficili di ricerca fondamentale la cui soluzione si allontana nel tempo, molti si sono chiesti quale ennesima recita giocasse Berlusconi: stare in un gioco di interlocuzione internazionale – Bush, Putin, Sarkozy? -, estorcere un po’ di quattrini allo Stato da distribuire a comitati, enti, imprese, facendo finta di fare le cose, salvo concludere che sì, avrebbe voluto portare progresso al Paese, ma i “comunisti” glielo hanno impedito?

Ma ora il Governo fa filtrare la notizia che, invece, si imbocca la strada difficile, quella della indicazione dei siti – dire cioè a dei cittadini che tocca ai loro comuni, non lontano dalle loro case, prendersi i reattori. Lo fa con quel misto di sotterfugio e di imbroglio già sperimentato qualche anno fa a Scanzano per le scorie nucleari, ma in definitiva c’è pure in Italia qualche tecnico che dirà a quei cittadini quel che si legge nelle riviste di tutto il mondo:

–  che il combustibile di uranio oggi utilizzato ha un futuro di pochi decenni e la ricerca per altri  cicli di combustibile si allontana nel tempo;

–  che irrisolti sono, del pari, i problemi cruciali della sicurezza, delle scorie o della proliferazione,

– che nel funzionamento di routine i rilasci di radiazioni causano effetti sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni;

–  che solo un massiccio intervento pubblico può sostenere gli investimenti privati.

E per tutti questi motivi il nucleare è oggi in calo e le imprese americane e francesi premono perché qualcuno si prenda quei reattori che non riescono più a piazzare in casa, nonostante l’uso militare del plutonio che essi comunque producono.

Chi dà pareri scientifici al governo? Come si possono proporre siti in regioni, in primo luogo la Sicilia, o il Lazio, o il Veneto per le quali già valgono norme precise di esclusione per motivi sismici? E come si può irridere la questione dello sviluppo del Mezzogiorno congelando sul nucleare le risorse che altri – gli Usa o la Germania o la Spagna – dedicano proprio alle energie pulite, viste anche come prospettiva di uscita dalla crisi?

Per tutti questi motivi profondi, la gente per bene, senza etichette ideologiche, farà questa battaglia, ma speriamo che essa serva anche per dare una spinta forte alla rinascita di una sinistra coesa.

Liberazione, 4/9/09

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